Per natura tendiamo ad affidarci a persone di maggiore età. Il tempo presenta più tipi di situazioni, ognuna delle quali lascia una traccia nella memoria e la somma delle memorie costituisce ed aumenta l'esperienza. Fosse anche solo per questo, si spiega il perché in generale realtà -lavorative e non- cercano di affidare i ruoli chiave alle persone più "competenti", ovvero a quelle con più esperienza.
In generale questa sembra essere una regola non scritta (a parte particolari casi naturalmente!). Ma è vero in assoluto che la competenza si acquisisce col tempo e quindi con l'esperienza? E' solo l'esperienza che permette una elaborazione del piano corretta? Non sempre!
La logica attraverso la quale alcune realtà dirigono le loro scelte, usa come misuratore la capacità di elaborazione nel pensiero strategico. In particolare vengono selezionati coloro la cui capacità di sviluppo del processo di definizione della strategia è più completa. Tale processo riguarda tutti i settori, dalla capacità di relazionarsi a quella di sviluppare progetti, da quella di dirigere e decidere, a quella di comportarsi in pubblico. Ma sono anche incluse valutazioni di cose più semplici (apparentemente) come la capacità di graficizzare o schematizzare una serie di dati e sintetizzare. Questi sono tutti aspetti che possono essere misurati e che in ogni soggetto sono diversi. La personale capacità di miglioramento è una virtù che matura non con l'esperienza ma con l'abilità di sapersi "leggere" - che è frutto della maturità. Chi sa "leggersi" sa auto-misurarsi e riesce quindi anche a migliorarsi (tecniche Kaizen), chi invece manca di tale capacità deve ricorrere ad espedienti per raggiungere lo scopo. Elaborare un piano strategico risulta più semplice ed efficace quando il grado di auto-valutazione è alto. In sostanza, il mettersi sempre in dubbio comporta già di per sé un miglioramento nelle capacità di elaborazione.
In generale l'esperienza ci porta ad immagazzinare informazioni. In quest'ottica siamo come dei Quantum Computer con le gambe! Siamo infatti capaci di ricordare ed elaborare i ricordi. Ma se non si è abbastanza maturi per razionalizzare, metter in dubbio le proprie valutazioni e mettere correttamente a sistema la quantità di nozioni, informazioni e memorie che immagazziniamo, non siamo neanche capaci di elaborare un buon piano.
Di fatto il processo di elaborazione segue dei passaggi abbastanza comuni:
1. ogni esperienza ci insegna qualcosa (... anche studiare e comprendere una situazione da altri passata vuol dire immagazzinare una conoscenza quindi una esperienza!);
2. immagazziniamo informazioni legate a diversi contesti e situazioni;
3. all'avverarsi di analoghe situazioni già vissute la nostra mente tira fuori un dato dall'archivio;
4. tale dato viene elaborato e adattato alla nuova situazione;
5. la nostra capacità di ricordare eventi e situazioni fa si che la nuova elaborazione sia tale da eliminare potenziali condizioni sfavorevoli che si presentarono in passato (... anche se sono stati altri a subirle).
Da questo punto nasce la previsione. La capacità di prevedere permette di pianificare. Pertanto la successiva elaborazione dell'ultimo dato raggiunto porta ad un bivio (anche questo è "il dubbio"!):
A. pianificare una strategia che eviti gli errori emersi in passato?
oppure
B. pianificare una strategia che non incappi in nuovi errori?
La cosa più giusta sarebbe combinare le due valutazioni e quindi ottenere il "piano perfetto". In questa maniera saremo così sicuri di essere in una botte di ferro! Ma questo è vero? Decisamente no! Il più delle volte non è possibile mettere a sistema A e B ed ottenere un risultato C infallibile.
Questo è dovuto al fatto che tutti le menti pensanti ragionano secondo lo schema logico sopra descritto. E considerando che un piano è definito per ottenere uno scopo a cui non siamo i soli a tendere (i competitor sono sempre col coltello alla mano!), gli eventuali "nuovi fattori" che possono emergere -e che costituiscono il rischio sempre da valutare! (...altro dubbio) - non sono prevedibili.
Ecco perché l'elaborazione incrociata di A e B, propria della nostra struttura mentale, non sempre, anche nei casi di forte esperienza, porta ad una soluzione C univoca e corretta. L'intersecarsi di condizioni di vantaggio può infatti anche sfociare in un nuovo svantaggio.
Dunque a mio avviso, il processo di elaborazione incrociata porta ad un risultato corretto indipendentemente dal soggetto che definisce il piano. Tanti sono i casi di fallimento di piani definiti da Gran Master, e tanti altri sono i casi di completo successo di piani formulati da giovanissimi menti sconosciute. Solo questione di fortuna e sfortuna? No! direi piuttosto corrette valutazioni combinate e ... ok ... capacità di prendere al volo anche buone occasioni :)
In generale questa sembra essere una regola non scritta (a parte particolari casi naturalmente!). Ma è vero in assoluto che la competenza si acquisisce col tempo e quindi con l'esperienza? E' solo l'esperienza che permette una elaborazione del piano corretta? Non sempre!
La logica attraverso la quale alcune realtà dirigono le loro scelte, usa come misuratore la capacità di elaborazione nel pensiero strategico. In particolare vengono selezionati coloro la cui capacità di sviluppo del processo di definizione della strategia è più completa. Tale processo riguarda tutti i settori, dalla capacità di relazionarsi a quella di sviluppare progetti, da quella di dirigere e decidere, a quella di comportarsi in pubblico. Ma sono anche incluse valutazioni di cose più semplici (apparentemente) come la capacità di graficizzare o schematizzare una serie di dati e sintetizzare. Questi sono tutti aspetti che possono essere misurati e che in ogni soggetto sono diversi. La personale capacità di miglioramento è una virtù che matura non con l'esperienza ma con l'abilità di sapersi "leggere" - che è frutto della maturità. Chi sa "leggersi" sa auto-misurarsi e riesce quindi anche a migliorarsi (tecniche Kaizen), chi invece manca di tale capacità deve ricorrere ad espedienti per raggiungere lo scopo. Elaborare un piano strategico risulta più semplice ed efficace quando il grado di auto-valutazione è alto. In sostanza, il mettersi sempre in dubbio comporta già di per sé un miglioramento nelle capacità di elaborazione.
Di fatto il processo di elaborazione segue dei passaggi abbastanza comuni:
1. ogni esperienza ci insegna qualcosa (... anche studiare e comprendere una situazione da altri passata vuol dire immagazzinare una conoscenza quindi una esperienza!);
2. immagazziniamo informazioni legate a diversi contesti e situazioni;
3. all'avverarsi di analoghe situazioni già vissute la nostra mente tira fuori un dato dall'archivio;
4. tale dato viene elaborato e adattato alla nuova situazione;
5. la nostra capacità di ricordare eventi e situazioni fa si che la nuova elaborazione sia tale da eliminare potenziali condizioni sfavorevoli che si presentarono in passato (... anche se sono stati altri a subirle).
Da questo punto nasce la previsione. La capacità di prevedere permette di pianificare. Pertanto la successiva elaborazione dell'ultimo dato raggiunto porta ad un bivio (anche questo è "il dubbio"!):
A. pianificare una strategia che eviti gli errori emersi in passato?
oppure
B. pianificare una strategia che non incappi in nuovi errori?
La cosa più giusta sarebbe combinare le due valutazioni e quindi ottenere il "piano perfetto". In questa maniera saremo così sicuri di essere in una botte di ferro! Ma questo è vero? Decisamente no! Il più delle volte non è possibile mettere a sistema A e B ed ottenere un risultato C infallibile.
Questo è dovuto al fatto che tutti le menti pensanti ragionano secondo lo schema logico sopra descritto. E considerando che un piano è definito per ottenere uno scopo a cui non siamo i soli a tendere (i competitor sono sempre col coltello alla mano!), gli eventuali "nuovi fattori" che possono emergere -e che costituiscono il rischio sempre da valutare! (...altro dubbio) - non sono prevedibili.
Ecco perché l'elaborazione incrociata di A e B, propria della nostra struttura mentale, non sempre, anche nei casi di forte esperienza, porta ad una soluzione C univoca e corretta. L'intersecarsi di condizioni di vantaggio può infatti anche sfociare in un nuovo svantaggio.
Dunque a mio avviso, il processo di elaborazione incrociata porta ad un risultato corretto indipendentemente dal soggetto che definisce il piano. Tanti sono i casi di fallimento di piani definiti da Gran Master, e tanti altri sono i casi di completo successo di piani formulati da giovanissimi menti sconosciute. Solo questione di fortuna e sfortuna? No! direi piuttosto corrette valutazioni combinate e ... ok ... capacità di prendere al volo anche buone occasioni :)


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