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sabato 1 giugno 2013

Il Gruppo: lavorarci conoscendone i componenti


Un incontro deve essere occasione di accrescimento. Chi non lo legge come tale ma rimane delle sue idee allora deve imparare a capire come lavorare in gruppo.
Lavorare in gruppo significa sviluppare le proprie capacità di ascolto, elaborazione comparata e sintesi. Se anche una di queste tre fasi viene disattesa occorre esercitarsi per poter essere davvero parte attiva in un confronto. Per esercitarsi al lavoro di gruppo occorre frequentazione.

Esistono più tipi di soggetti in un gruppo. Ciò che li accomuna è che condividono uno stesso scopo ma soprattutto hanno più punti di incontro (... che non vuol dire che si trovano su tutto!). I tipi di soggetti all'interno di un gruppo in generale sono:
1. l'attivo:
è l'anima del gruppo. Senza di lui il gruppo non riuscirebbe né ad iniziare né a completare nessun progetto. L'attivo è propositivo ed il suo intervento permette continuità e sviluppo delle attività.
2. il vecchio silente:
è l'habitué e frequenta per piacere di appartenenza. Non partecipa attivamente e non è a prima vista propositivo però è una figura importante poiché ha imparato a saper leggere le "dinamiche" del gruppo. Conosce il peso di ogni partecipante. Può dare un giudizio (... se dotato di obiettività!). Quando invitato ad esprimersi, può riportare il gruppo nella direzione iniziale di un tema ... direzione che talvolta si perde! 
3. il nuovo silente:
è la new entry. All'inizio rimane in ascolto e valuta la bontà del gruppo. Se torna agli incontri, rimanendo nella sua posizione di ascoltatore, sta facendo training ed è quindi da considerarsi la risorsa più importante poiché interagirà con più coscienza successivamente (... si spera!).
4. l'attivo nuovo:
è colui che è stato invitato nel gruppo perché sono state in lui riconosciute delle capacità. E' invitato a confrontarsi -solitamente per il suo campo di azione. E' propositivo e proattivo. E' una figura chiave ed al contempo molto pericolosa: se le sue capacità sono troppo "forti" può destabilizzare un equilibrio. Pertanto, almeno all'inizio della sua partecipazione, sarebbe bene misurarne gli interventi per evitare che prenda il sopravvento.
5. l'attivo nuovo guastatore:
è colui che è stato invitato per capacità e prende subito parte attiva ma ascolta il pensiero degli altri  senza elaborarlo, quindi finge di ascoltare. Se il gruppo ne vuole sfruttare le capacità (se è stato invitato ci sarà un perché!) occorre subito metterlo in guardia: "Alt, o con noi o contro noi!". L'attivo nuovo guastatore dovrebbe riflettere, una volta provato ad ascoltare il gruppo, sul perché ha accettato di partecipare. Il rischio di tali presenze nel gruppo è che essi non permettono di fare passi in avanti.
6. il leader
Esistono molte tecniche per rendere efficace il lavoro di gruppo ma tutte hanno una cosa in comune: se il gruppo non ha un leader allora i suoi propositi sono tutti vani. Il leader in un gruppo è, inizialmente, colui che ha costituito il gruppo stesso, ovvero la persona che ha invitato altri ad incontrarsi mosso da una intuizione. Successivamente le dinamiche degli incontri rendono evidenti alcuni soggetti: essi sono riconosciuti come ruoli chiave. Capita che la leadership viene ceduta -o anche persa- a favore di un soggetto chiave. Pertanto un leader diventa tale o "per posizione" (es. è il fautore del gruppo) o "per capacità" (es. chi viene riconosciuto dagli altri come "capace di..."). I gruppi che hanno un leader per capacità (anche detto "leader naturale") sono quelli che avranno lunga vita ed i cui lavori saranno efficaci e ricordati. Rimando ad un post già composto per evidenziare quali capacità occorre avere per essere un leader memorabile. E' anche vero che sono le doti innate che fanno la differenza fra un leader e l'altro: il training non basta!. Un leader sa come dirigere il gruppo verso la costruzione di un progetto e come rendere il progetto vincente. Chiaramente due galli in un pollaio non ci possono stare, ergo: non possono esistere due leader di pari grado all'interno di un gruppo.

Il gruppo per continuare a vivere deve essere sempre stimolato. Per esempio la EggOn Strategy è una tecnica di intervento sul lavoro di gruppo che suggerisce come e quando operare. Il leader è il preposto ad applicare tale pratica, ma spesso accade che anche i soggetti attivi la esercitino. Tutto va a vantaggio del risultato finale del lavoro del gruppo, quindi da chiunque partano gli stimoli -supposto che siano positivi- va sempre bene.

Conoscere i ruoli all'interno di un gruppo -e saperli intercettare- aiuta a capire quali progetti possono essere portati avanti e quali invece sono da scartare. Un gruppo infatti potrebbe essere incompleto per alcuni lavori ma non per altri! Il saper riconoscere le caratteristiche dei componenti -da parte di un leader- ed il sapersi riconoscere in uno di essi serve ad aumentare la consapevolezza del proprio ruolo. Pertanto lavorare in gruppo aiuta anche a misurarsi. In una logica KayZen, direi che il gruppo ci permette di migliorare. Spetta a noi sfruttare l'occasione!

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